Descrizione:
Bernardo Bertolucci (Parma, 16 marzo 1941 – Roma, 26 novembre 2018) è stato regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, tra le figure di maggiore rilievo del cinema italiano e internazionale del secolo scorso. Trascorre la primissima infanzia tra Casarola e Baccanelli, sull’Appennino parmense, insieme al padre e poeta Attilio Bertolucci, alla madre e maestra Ninetta Giovanardi e al fratello minore Giuseppe. Nel 1951 la famiglia Bertolucci si trasferisce a Roma, in via Carini 54, dove, appena un piano più su, approderà anche l’amico Pier Paolo Pasolini. L’ambiente familiare e condominiale, tanto ricco di scambi intellettuali, è terreno fertile per i fratelli Bertolucci in termini di ricerca espressiva e di creatività, con una particolare inclinazione verso la letteratura, la poesia e il disegno. Sulle orme del padre, a soli undici anni Bernardo viene menzionato per la sua scrittura poetica sul “Giornale dell’Emilia”. È però durante l’adolescenza, quasi per serendipità durante un’estate a Casarola, che il futuro premio Oscar scopre un nuovo modo di “impressionare” realizzando i suoi primi cortometraggi: “La teleferica” (1956) e “La morte del maiale” (1957). Il culmine della carriera poetica viene raggiunto da Bernardo nel 1962, con l’ottenimento del Premio Viareggio Opera Prima per la raccolta “In cerca del mistero”, ma è proprio in questi stessi anni di riconoscimenti letterari, che il linguaggio poetico di Bertolucci abbraccia definitivamente nuove forme, quelle cinematografiche.L’ingresso nel mondo del cinema avviene infatti all’inizio degli anni Sessanta attraverso la collaborazione con Pier Paolo Pasolini, di cui diventa assistente alla regia per “Accattone” (1961). Nelle sue interviste, in merito a questa esperienza, Bertolucci racconta che è stato come assistere alla nascita del cinema. L’esordio registico con il suo primo lungometraggio avviene proprio da un soggetto di Pasolini “La commare secca” (1962), cui segue “Prima della rivoluzione” (1964), con i quali Bertolucci spicca per la sua personalissima cifra stilistica, fortemente influenzata dalla Nouvelle Vague e dal cosiddetto “cinema di poesia”, in cui dimensione autobiografica, tensione politica e ricerca formale si intrecciano. La collaborazione intellettuale e filmica con Pasolini continua con la realizzazione dell'episodio “Agonia” per il film corale “Amore e rabbia” (1969).
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, l’opera di Bertolucci si caratterizza per un progressivo approfondimento del rapporto tra individuo e storia, filtrato dalle lenti del marxismo e della psicoanalisi. Tali istanze trovano una compiuta espressione in film quali “Partner” (1968), “Il conformista” (1970), tratto da un romanzo di Alberto Moravia, “Ultimo tango a Parigi” (1972) e “Novecento” (1976). In particolare, “Ultimo tango a Parigi” rappresenta un caso emblematico, segnato da vicende giudiziarie connesse alla censura, che porteranno il regista a perdere per diversi anni il diritto di voto. Anche la lunga produzione del suo capolavoro, “Novecento”, porterà Bertolucci ad affrontare cause legali contrattuali, che inficeranno la possibilità di realizzare alcuni progetti come “Red Harvest”, “1934”, “White Hotel”, oltre che “Novecento - Atto III”. Il film, che viene accolto in modo piuttosto negativo da vari esponenti della sinistra italiana e della critica marxista, si configura invece come un celebrativo ritorno alle origini parmensi, un’opera in due parti, volta a restituire in forma epico-narrativa le dinamiche sociali e ideologiche dell’Italia contemporanea che hanno portato al definitivo tramonto del mondo contadino.
A partire dalla fine degli anni Settanta si assiste a una parziale riconfigurazione della sua poetica in senso più intimista, come attestano “La luna” (1979) e “La tragedia di un uomo ridicolo” (1981). Tuttavia sono gli anni Ottanta a portare Bertolucci sotto i riflettori di tutto il mondo attraverso la sua prima produzione internazionale di larga scala, “L’ultimo imperatore” (1987), primo film occidentale realizzato tra le mura della Città Proibita, che ottiene nove premi Oscar. Il film celebra non solo un successo planetario, ma anche duraturi rapporti professionali e personali con il produttore Jeremy Thomas, il direttore della fotografia Vittorio Storaro, lo sceneggiatore, nonché cognato, Mark Peploe e il compositore Ryuichi Sakamoto. Gli anni Novanta invece, ricchi delle nuove influenze artistiche della fine degli anni Ottanta, portano sul grande schermo una nuova dimensione interculturale e spirituale con “Il tè nel deserto” (1990) e “Piccolo Buddha” (1993).
La produzione successiva, ovvero “Io ballo da sola” (1996), “L’assedio” (1998), “The Dreamers” (2003) e “Io e te” (2012), si caratterizza per una rinnovata attenzione alle dinamiche identitarie, al confronto generazionale, nonché per un ritorno agli spazi intimi e chiusi della casa, secondo quella attitudine registica che Bertolucci stesso amava definire “claustrofilia”.
In termini più generali, la sua filmografia è segnata da una costante oscillazione fra poli opposti: tra cinema spettacolare e opere intime e claustrofobiche; tra ambienti aperti e spazi chiusi; tra adesione alla grande Storia e uno sguardo obliquo, privato e spesso ironico nei confronti della rappresentazione storica. Questo movimento continuo costituisce uno degli elementi strutturali del suo stile, insieme ad una concezione della macchina da presa quale elemento dinamico, “in movimento”, che accompagna e interpreta emotivamente la realtà.
Sul piano personale e relazionale, la vita di Bertolucci si intreccia significativamente con il suo percorso artistico e professionale. Dopo due brevi matrimoni con Adriana Asti (attrice teatrale e cinematografica) e con Maria Paola Maino (scenografa e costumista), il regista incontra la sceneggiatrice inglese Clare Peploe, che sposa nel 1978. Entrambi collaborano e partecipano alla scrittura e realizzazione dei rispettivi progetti sulla base di una comune sensibilità cinematografica, nata a partire dall’amore condiviso per Godard.
Oltre all’attività registica, Bertolucci svolge anche un ruolo significativo come sceneggiatore, collaborando, tra gli altri, con Sergio Leone per “C’era una volta il West” (1968), ottenuto grazie ad un commento sagace sulle inquadrature dei cavalli, che nei film di Leone sono sempre ripresi da dietro e mai, trionfalmente, di lato. Bertolucci mantiene nel tempo un costante dialogo con i principali intellettuali del Novecento, tra cui Jean-Luc Godard, mentore degli inizi, Alberto Moravia, Elsa Morante, Cesare Zavattini e Luchino Visconti.
Bernardo Bertolucci si è dedicato anche alla produzione cinematografica, tra gli anni Novanta e Duemila, contribuendo alla realizzazione principalmente di opere proprie (“Io ballo da sola”, “L’assedio”, “The dreamers”, “Io e te”) e di progetti terzi attraverso la fondazione della Fiction Srl (già Cinematografica Fiction Spa). È nel processo di produzione e post-produzione cinematografica che i fratelli Bertolucci si trovano spesso a collaborare fianco a fianco. Infatti, Giuseppe è stato cofondatore insieme a Massimo Cortesi della casa di produzione Navert, co-produttrice, tra gli altri, dei film di Bernardo e Clare “L’assedio” (1998) e “Il trionfo dell’amore” (2001).
Nel corso della sua carriera, Bertolucci riceve numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia (2007) e la Palma d’oro onoraria al Festival di Cannes (2011), oltre a premi Oscar, Golden Globe, BAFTA e David di Donatello, rafforzando il proprio ruolo di autore di riferimento nel panorama cinematografico contemporaneo.
Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da una lunga malattia che ne limita progressivamente la mobilità, portandolo per diversi anni lontano dalla macchina da presa, pur partecipando, anche se meno attivamente, al dibattito culturale e cinematografico. È l’incontro con Niccolò Ammaniti a dare nuovo slancio a Bertolucci per la realizzazione della sua ultima opera cinematografica “Io e te” (2012). Negli anni successivi, lavorerà ad altre collaborazioni, tra cui la scrittura della sceneggiatura “The Echo Chamber”, che ne vede però solo il parziale contributo a causa della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2018.
Complessi archivistici:
- Fondo Bernardo Bertolucci , 1947 - 2021 (fondo)